Mobirise

La storia del castello non può prescindere dalla storia del Paese nato come borgo medioevale.

Dopo la caduta del Sacro Romano Impero, nelle campagne cominciarono a stabilirsi alcuni nuclei di origine italica o di natura allogena, con forte presenza di elementi barbarici.

Tali nuclei avevano il nome di castrum e venivano considerati come un beneficium o ‘estensione’ di un monastero. Erano affidati a potenti famiglie della nobiltà romana che, da protettrici, divenivano pian piano padrone.

Tra di esse spiccano quelle dei Savelli, degli Orsini, dei Colonna, dei Caetani, dei Cesi. Quest’ultima ̶ dato da non dimenticare ̶ di origine umbra.

Mobirise

Fu proprio questa l’origine di San Polo: agglomerato etnico di origine italica la cui prima documentazione scritta è del 978. Essa testimonia che papa Benedetto VII assegnò alla Chiesa di Tivoli un Fundus Janulae, ovvero un terreno (fundus) sotto Monte Gennaro. La cui vetta, nell’antichità classica, fu consacrata probabilmente ad un nome delle cime: il romano Giano bifronte (Ianus).
Una bolla di papa Gregorio VII del 1081 fa riferimento esplicito ad una donazione all’Abbazia di San Paolo Fuori le Mura del Castellum Sancti Pauli in Jana (donde il nome di San Polo, corruzione popolare di San Paolo). È lecito pensare perciò, che l’origine del castello risalga ai primi anni del millennio.
In seguito i monaci, per liberarsi dal dominio dei Tiburtini, chiesero l’aiuto della famiglia Orsini, allora molto vicina alla Chiesa.
Nel 1429 gli Orsini ottennero ufficialmente da papa Bonifacio IX il feudo di San Polo, ne organizzarono la difesa e trasformarono la rocca per renderla degna dimora dei Signori di Tagliacozzo, gli «Orsini dei Cavalieri» (donde il nome San Polo dei Cavalieri).
   

Complicato vs Complesso

Il Castrum era costituito da un piccolo borgo di case addossate al Castello, presentava il Mastio, la torre campanaria e mura di cinta con quattro torri situate strategicamente su un terreno a forte declivio.
Aveva due porte, una a Nord, attuale ingresso al paese vecchio; l’altra a Sud, dove sorgeva un vero e proprio osservatorio. L’accesso al borgo era difeso dall’immancabile fosso denominato “d’Orlando”.
Tre delle quattro torri erano fornite di cisterne che alimentavano il borgo in caso di assedio. Il maschio era composto originariamente da quattro vani di cui il primo (alto 8 metri) era adibito a prigione; il piano superiore, fornito di cisterna, fungeva da osservatorio.

Nel 1479 gli Orsini dettero a San Polo, in lingua “volgare”, il primo Statuto.

A partire dal 1558 la Rocca venne trasformata in Palazzo Baronale per volontà del nuovo proprietario, il Cardinale Federico Cesi (1500-1565), grande mecenate delle arti, che lo utilizzò quale residenza di villeggiatura. Proprio in questo periodo il Palazzo venne arricchito da numerosi e pregevoli affreschi attribuiti alla Scuola degli Zuccari ed a Girolamo Muziano.
 

Complicato vs Complesso

Un omonimo, giovane discendente del cardinale   ̶ primo Principe di San Polo dal 1613   ̶  mantenne il Palazzo quale luogo d’incontro d’arte e cultura. In qualità di grande botanico, ispirato filosofo e terziario francescano fondatore in Roma nel 1603 della prima Accademia scientifica dell’età moderna   ̶  l’«Accademia dei Lincei»   ̶  utilizzò il Palazzo per le proprie erborizzazioni scientifiche condotte sul vicino Monte Gennaro, già celebre all’epoca per la sua flora.
In questa attività di ricerca Federico Cesi il Linceo (1585-1630) si avvalse anche della collaborazione di alcuni suoi sodali accademici, dandone notizia epistolare al più celebre tra i Lincei: Galileo Galilei, ascritto all’Accademia nel 1611.

Nel 1678 il Palazzo passò nelle mani dei Borghese, che lo tennero fino al 1860. Sul finire degli scorsi anni ’50 il Palazzo subì un primo restauro. Infine, intorno agli anni ’90, venne effettuato un importante restauro conservativo, strutturale e pittorico, sotto la supervisione della Soprintendenza ai beni Architettonici e Ambientali del Lazio.

Attualmente il Castello è utilizzato come residenza privata.