Dai Borghese ai nostri giorni
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Il passaggio alla famiglia Borghese
Le conseguenze della peste 1656
Prima di analizzare il passaggio del castello alla famiglia Borghese, è fondamentale comprendere il contesto storico in cui avvenne questa transizione. Nel 1678, a seguito della devastante peste del 1656 che aveva decimato la popolazione riducendola a sole 377 persone, il feudo di San Polo dei Cavalieri passò dalla famiglia Cesi ai Borghese Visitvaldaniene.
L'epidemia aveva causato un tracollo demografico ed economico nel territorio, rendendo difficile per i Cesi mantenere il controllo e la gestione del feudo. La vendita ai Borghese, nel 1678, rappresentò quindi non solo un cambio di proprietà, ma anche l'inizio di una nuova fase caratterizzata da un progressivo abbandono Wikipedia.
A differenza dei Cesi, che avevano fatto del castello un centro culturale di riferimento, ospitando l'Accademia dei Lincei e promuovendo le arti e le scienze, i Borghese, pur mantenendo il possesso del castello, non proseguirono l'opera di valorizzazione culturale avviata dai Cesi, disinteressandosi sostanzialmente della proprietà Visitvaldaniene.
Questa differenza di approccio era in parte dovuta alla vastità dei possedimenti della famiglia Borghese, che possedeva numerosi altri palazzi e tenute di maggiore importanza strategica e simbolica. Il castello di San Polo dei Cavalieri divenne così una proprietà periferica, lasciata in secondo piano rispetto ad altre residenze più prestigiose.
La trasformazione in granaio
Per gestire una proprietà ormai considerata marginale, nel 1678 i Borghese affittarono il palazzo baronale a un certo Pietro Trusiani, conservandone tuttavia il possesso formale fino al 1860 Tibursuperbum. Questa decisione ebbe conseguenze drammatiche per il patrimonio artistico del castello.
A quest'epoca una parte del castello fu addirittura adibita a granaio (l'attuale sala dei Cardinali), avviando così la sua inevitabile decadenza e danneggiando irreparabilmente molti degli affreschi presenti Angolohermes. L'utilizzo di ambienti affrescati come depositi per cereali comportava infatti l'accumulo di umidità, polvere e l'abrasione delle superfici decorate, causando perdite irreversibili al patrimonio artistico realizzato dalla bottega degli Zuccari.

Il lungo affitto a Nicolò Trusiani
Nel XIX secolo, probabilmente come conseguenza delle difficoltà economiche seguite alle guerre napoleoniche e alla soppressione dei beni ecclesiastici, il 13 febbraio 1810 Don Camillo Borghese concesse il castello in affitto per 99 anni a Nicolò Trusiani Wikipedia.
Questo lunghissimo contratto di locazione, che sarebbe scaduto solo nel 1909, segnò il periodo più critico per la conservazione del castello. L'utilizzo continuato come granaio e magazzino per attività agricole trasformò radicalmente gli spazi interni, compromettendo ulteriormente le decorazioni e alterando la distribuzione originaria degli ambienti.

Un primo intervento di recupero
In questo contesto di generale abbandono, un intervento positivo fu rappresentato dal restauro della porzione occidentale del castello da parte del farmacista Giacinto Meucci, che vi installò la propria farmacia. Questa destinazione d'uso, pur rappresentando una trasformazione rispetto alla funzione originaria, ebbe almeno il merito di preservare le strutture murarie di quella parte dell'edificio.
La farmacia Meucci divenne un'istituzione locale importante, tanto che nel 1924 Alfonso Meucci celebrò il primo centenario della nascita del padre Calisto e il secondo centenario dell'istituzione della farmacia stessa, testimoniando la continuità di questa attività all'interno del castello (Meucci, 55).
Il Novecento: dal degrado alla rinascita
Il restauro del 1939: primo tentativo di salvaguardia
Nel 1939 fu eseguito un importante restauro del castello, con lavori che interessarono il pianterreno e il tetto Wikipedia. Questo intervento, realizzato con "grande abnegazione di tutti" secondo le cronache dell'epoca, rappresentò il primo tentativo organico di salvare dalla rovina un monumento ormai riconosciuto come elemento identitario del borgo.
I lavori del 1939 si concentrarono sugli aspetti strutturali più urgenti: il consolidamento delle fondazioni del pianterreno e la sistemazione della copertura, gravemente danneggiata dall'incuria e dalle infiltrazioni d'acqua. L'intervento evitò il crollo di parti significative dell'edificio, ma non affrontò ancora la questione del recupero degli affreschi e delle decorazioni interne.
La vendita all'asta del 1946
Il secondo dopoguerra segnò un momento di svolta nella storia del castello. Nel 1946 il castello fu venduto all'asta dal Tribunale di Roma. L'avvocato Chiappini ne divenne proprietario, per poi rivenderlo nel 1955 (in Wikipedia si riporta erroneamente la data del 1958).
La vendita all'asta giudiziaria indica probabilmente difficoltà economiche o controversie ereditarie che portarono alla necessità di liquidare la proprietà. Il breve possesso da parte dell'avvocato Chiappini (circa 12 anni) suggerisce che si trattò forse di un investimento speculativo o che il nuovo proprietario si rese conto delle enormi spese necessarie per il recupero completo dell'edificio.
L'intervento decisivo di Luca Brasini
Nel 1955, il castello fu acquistato dall'architetto Luca Brasini che l'anno successivo avviò un importante restauro organico dell'edificio, sostenendo le spese per i lavori di restauro e consolidamento di tutta la Rocca Salutidativoli.
Luca Brasini, figlio del celebre architetto Armando Brasini (autore di importanti opere a Roma), portò competenze tecniche e sensibilità artistica al progetto di recupero. Il suo intervento non si limitò al consolidamento strutturale, ma affrontò in modo sistematico il recupero degli affreschi superstiti e la restituzione di coerenza architettonica agli spazi interni, alterati da secoli di usi impropri.
Il restauro di Brasini rappresentò una vera e propria rinascita per il castello: vennero ripristinate le funzioni abitative delle sale principali, recuperate le superfici affrescate ancora leggibili, e restituita dignità architettonica all'intero complesso. L'architetto si impegnò personalmente nel progetto, investendo risorse significative e applicando le tecniche di restauro più avanzate dell'epoca.

Andrea Berardi e il completamento del restauro
Il restauro avviato da Brasini fu successivamente completato dal giurista Andrea Berardi, che acquisì la proprietà. Durante questi anni, la stanza posta al primo piano nel mastio venne adibita a cappella e consacrata da Papa Giovanni XXIII Tibursuperbum.
Andrea Berardi, giurista di spicco e figura di riferimento nel panorama culturale romano, non si limitò a completare i lavori strutturali, ma trasformò il castello in un vivace centro culturale. La consacrazione di una cappella da parte di Papa Roncalli testimonia l'importanza che il castello aveva ormai riacquistato non solo come monumento storico, ma anche come luogo di spiritualità e incontro.
Un intervento conservativo all'avanguardia
Circa trent'anni dopo i lavori di Brasini e Berardi, il castello, bisognoso di ulteriori interventi conservativi e di completamento, venne acquistato dalla società ICAB 23, che, nel più assoluto rispetto delle strutture e con la supervisione della Soprintendenza dei Beni Architettonici e Ambientali del Lazio, promosse un profondo restauro conservativo, strutturale e pittorico Tibursuperbum.
L'intervento della società ICAB 23 rappresenta l'applicazione delle più moderne tecniche di restauro conservativo. A differenza degli interventi precedenti, che pure avevano salvato il castello dalla rovina, questo restauro si caratterizzò per l'approccio scientifico: analisi stratigrafiche delle superfici, studio dei materiali originali, documentazione fotografica e grafica dettagliata di ogni fase dell'intervento.
Un modello di valorizzazione sostenibile
Oggi il castello rappresenta un esempio virtuoso di come sia possibile conciliare proprietà privata e fruizione pubblica, sostenibilità economica e tutela del patrimonio, memoria storica e vita contemporanea. La sua storia insegna che il patrimonio culturale non è un peso, ma una risorsa che, se adeguatamente valorizzata, può continuare a svolgere un ruolo centrale nella vita di una comunità.
Bibliografia
Fonte primaria
- Meucci, A. A. (1947). Breve storia di San Polo dei Cavalieri. Manoscritto, sezione "San Polo e i Cesi", pp. 1-3.
Sitografia
- Castello Orsini-Cesi-Borghese. (2024). In Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Orsini-Cesi-Borghese
- Ministero della Cultura. (s.d.). Castello Orsini - Cesi - Borghese. https://cultura.gov.it/luogo/castello-orsini-cesi-borghese
- Museo Online. (s.d.). Castello Orsini-Cesi-Borghese. https://www.museionline.info/tipologie-museo/castello-orsini-cesi-borghese
- Saluti da Tivoli. (2021, 23 ottobre). S.Polo dei Cavalieri. https://www.salutidativoli.it/2021/10/saluti-da-tivoli-spolo-dei-cavalieri.html
- San Polo dei Cavalieri. (2023, 14 novembre). San Polo dei Cavalieri (RM) - Roma. Estate Romana. https://www.estateromana.com/proposte/san-polo-dei-cavalieri-rm/
- San Polo dei Cavalieri. (2024). In Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/San_Polo_dei_Cavalieri
- Tibursuperbum. (s.d.). S.Polo dei Cavalieri - Il Castello Orsini-Cesi-Borghese. https://www.tibursuperbum.it/ita/escursioni/s.polo/CastelloS.Polo.htm
- Visit Lazio. (2024, 25 marzo). San Polo dei Cavalieri. https://www.visitlazio.com/san-polo-dei-cavalieri/
- Visit Val d'Aniene. (2025, 5 maggio). Castello Orsini Cesi Borghese. https://www.visitvaldaniene.it/rocche-castelli/castello-orsini-cesi-borghese/
