Il restauro ICAB 23
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Restauro ICAB 23 (1990-1993)
Nel 1986, la società ICAB 23 s.r.l. acquisì il castello in stato di grave degrado, avviando le procedure per il restauro della Rocca di San Polo dei Cavalieri.
Tra il 1990 e il 1993, le restauratrici A. P. Garberini e G. A. Lo Cicero, con la supervisione ufficiale della Soprintendenza dei Beni Artistici Ambientali e Architettonici della Regione Lazio, hanno condotto un progetto che ha riportato alla luce affreschi cinquecenteschi di straordinaria bellezza, applicando metodologie scientifiche all'avanguardia e tutte rivolte alla conservazione dei beni.
Lo stato di conservazione prima del restauro
Decenni di incuria avevano trasformato alcune sale in depositi di granaglie, uffici postali e magazzini. Le pareti affrescate erano letteralmente scomparse sotto strati di ridipinture, vernici sintetiche, graffiti e stuccature cementizie inappropriate.
Il palazzo aveva subito nel corso dei secoli usi impropri che avevano lasciato tracce indelebili: incisioni per la conta dei sacchi di grano, scritte con matita copiativa, vernici rosse e azzurre con rappresentazioni di teschi e aquile, firme di ignoti passanti. Una testimonianza particolarmente eloquente ritrovata sulla parete ovest recita: "Addi 11 settembre 1917 sono venuti i brigadieri..." seguita da conte di "vaccine" e "vitelle".
Un precedente intervento degli anni Sessanta (ad opera dell'architetto Luca Brasini), pur animato da intenti di recupero, aveva introdotto materiali incongrui come cemento, gesso e tempere moderne, accelerando i fenomeni di degrado. L’umidità di risalita, le infiltrazioni d’acqua e la presenza di sali e microrganismi avevano ulteriormente compromesso la leggibilità delle superfici dipinte.
Approccio scientifico al restauro
Il restauro della Rocca di San Polo dei Cavalieri, avviato nel novembre 1990, fu preceduto da un’accurata indagine preliminare di carattere sistematico. Le analisi di laboratorio condotte mediante microcampionamenti consentirono una puntuale individuazione e classificazione dei materiali pittorici, evidenziando un approccio scientifico rigoroso e metodologicamente controllato.
Lo studio dei componenti costitutivi mise in luce l’impiego coerente di materiali e tecniche tradizionali, confermando l’aderenza delle superfici decorate alle pratiche esecutive proprie della pittura murale del Cinquecento italiano. L’accuratezza delle analisi costituì un presupposto fondamentale per l’impostazione consapevole degli interventi conservativi successivi.
Un programma iconografico complesso
La sala conviviale
Al secondo piano del castello si sviluppa un articolato programma celebrativo della famiglia Cesi. Gli stemmi araldici e i ritratti dei membri più illustri si alternano a figure mitologiche, creando un dialogo simbolico tra storia familiare e cultura classica. La sala costituisce una vera e propria genealogia dipinta, destinata a legittimare il ruolo politico ed ecclesiastico della casata.

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Sala conviviale →
La superficie cromatica interessata, ricopre le quattro pareti per circa 1,30 m di altezza dal soffitto verso il basso. Vi...
La sala dei vescovi
Il ciclo decorativo del restauro della Rocca ha rivelato una straordinaria documentazione genealogica della famiglia Cesi. Infatti, nella sala dei vescovi si alternano stemmi araldici e figure mitologiche. Nel dettaglio:
- Pietro Donato, vescovo di Narni e capostipite della casata
- Ottavio Cesi, chierico della Camera Apostolica (deceduto 1534)
- Cardinale Federico Cesi, vescovo di Porto
- Paolo Emilio Cesi, con stemma ripartito tra Medici e Cesi
Le figure di Diana, Apollo, Giove, Mercurio, Marte e Venere accompagnano questi personaggi storici, creando un dialogo tra storia familiare e mitologia classica.

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Sala dei Vescovi →
Di forma quadrangolare affrescata da Sud verso Est. Nella parete a sud troviamo lo stemma di Pietro Donato Cesi, vescovo...
La sala dei cardinali
Tre grandi sipari sulle pareti completamente affrescate si aprono allo spettatore per mostrare i paesaggi della Val d'Aniene e il territorio tiburtino. È facile riconoscere alcuni monumenti famosi riprodotti dagli artisti cinquecenteschi, tra cui le rovine della Villa di Adriano, il Tempio di Venere, l'Heliocaminus, il Tempio della Tosse, la Villa di Mecenate, i resti del Tempio d'Ercole, il Tempio di Vesta e una delle porte di Tivoli.
Questi paesaggi testimoniano la cultura antiquaria della famiglia Cesi e l'interesse per il patrimonio archeologico del territorio. Ai lati di questi scenari, quasi a sorvegliare il panorama, sono stati collocati gli stemmi con i rispettivi cartigli della famiglia Cesi.

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Sala dei Cardinali →
Tre grandi sipari sulle pareti completamente affrescate si aprono allo spettatore per mostrare i paesaggi della valle dell’Aniene e del...
La sala delle quattro stagioni
La stanza del ciclo delle quattro stagioni, presenta un'architettura illusionistica monumentale: una loggia con tre ingressi ad arco sostenuti da colonne con capitelli pseudocorinzi.

Scendono dal soffitto nove riquadri che raffigurano:
- le quattro stagioni secondo l'iconografia classica,
- gli stemmi della casata Cesi,
- la celebrazione delle nozze tra Angelo Cesi junior e Beatrice Caetani.
Le stagioni sono rappresentate come:
- Primavera: Venere con ghirlanda di mortella e fiori
- Estate: Cerere con spighe di grano e serpente
- Autunno: Bacco con foglie di vite e uva
- Inverno: vecchio canuto, simbolo della terra esausta
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Sala delle quattro stagioni →
Di forma quadrangolare, la sala è completamente affrescata fino a terra, tranne la parete nord. Al di sopra di una composta...
Tecniche esecutive cinquecentesche
Stratigrafia e preparazione del supporto
Il restauro della Rocca di San Polo dei Cavalieri ha permesso di documentare le tecniche esecutive originali. Sulla struttura muraria in pietra venne steso:
- Arriccio: calce e pozzolana, spessore 3-5 cm
- Intonaco: sabbia di fiume grigia con mica e feldspati mista a calce, spessore 2-4 mm
- Intonachino: con aggiunta di polvere di marmo per maggiore luminosità
Il metodo delle giornate
Gli artisti lavorarono per "giornate", stendendo al mattino la malta che poteva essere dipinta prima dell'asciugatura. Nella stanza dei Vescovi si contano 19 giornate, procedendo dall'alto verso il basso seguendo le pontate.
Tecniche di trasposizione del disegno
Durante il restauro della Rocca di San Polo dei Cavalieri furono identificate diverse tecniche:
- Incisione indiretta: lungo cornici e stemmi
- Incisioni dirette: per definire le ombre
- Spolvero: sulle decorazioni a secco
- Compasso: per cerchi e cornici curve
- Sinopia: tracce in ossido ferrico sull'arriccio
Tecniche pittoriche miste
I vasti campi cromatici e gli sfondi di cielo furono eseguiti a fresco, mentre a secco vennero aggiunti: alberi, case, monumenti, foglie, imbarcazioni, iscrizioni in latino. Questa tecnica mista conferiva maggiore ricchezza cromatica.
Metodologie di restauro conservativo
L’intervento si è fondato sul principio della minima integrazione e della massima conservazione. La pulitura è stata differenziata in base alle alterazioni presenti, utilizzando impacchi, solventi controllati e trattamenti specifici per sali e microrganismi.
Il consolidamento ha interessato sia la struttura muraria sia la pellicola pittorica, mentre la reintegrazione delle lacune è stata eseguita a sottolivello, senza ricostruzioni pittoriche, per evitare ogni forma di falso storico.
Attribuzioni artistiche
Ipotesi su Taddeo Zuccari
Il restauro della Rocca di San Polo dei Cavalieri ha permesso analisi stilistiche approfondite. Le grottesche, gli stemmi e le partiture architettoniche mostrano affinità con Taddeo Zuccari, attivo negli anni 1561-1562 a Roma e Caprarola per la famiglia Cesi.
Elementi caratteristici:
- Costruzione dei capitelli pseudocorinzi
- Monocromia delle sovrastrutture architettoniche
- Organizzazione spaziale
L'ipotesi Girolamo Muziano
I paesaggi della stanza dei Cardinali potrebbero essere attribuiti a Girolamo Muziano, operante a Tivoli presso Villa d'Este nel Salone delle Rappresentanze (1565-1567). Il motivo caratteristico degli alberi incrociati costituisce un elemento di continuità stilistica.
Federico Cesi "il Linceo"
La sala dei Cardinali al secondo piano, con caratteristiche stilistiche differenti, potrebbe essere un intervento posteriore commissionato da Federico Cesi "il Linceo" (1585-1630) per onorare i suoi zii. La presenza di insetti minuziosamente dipinti rifletterebbe gli interessi naturalistici del fondatore dell'Accademia dei Lincei.
La funzione culturale contemporanea
Grazie al restauro della rocca di San Polo dei Cavalieri, l’edificio dispone oggi di circa 450 metri quadrati destinati ad attività culturali, distribuiti su quattro livelli. Sale affrescate, spazi per conferenze e una terrazza panoramica rendono la Rocca un luogo privilegiato per eventi, mostre e attività didattiche.
Il restauro della rocca di San Polo dei Cavalieri costituisce un esempio virtuoso di conservazione del patrimonio storico-artistico. L’intervento ha restituito leggibilità a un ciclo pittorico di eccezionale valore e ha trasformato un edificio a lungo abbandonato in un centro culturale vivo restituendo alla comunità un patrimonio che può ospitare:
- Eventi culturali e convegni
- Mostre d'arte
- Attività didattiche
- Capienze variabili da 30 a 80 persone per sala
